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Bilancio sociale

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Lettera ai soci e ai portatori d’interesse

La redazione del bilancio sociale è sempre un momento importante: guardare in modo sistematico a quanto è successo nell’anno concluso, misurare i risultati conseguiti e riconoscere con onestà errori, debolezze e punti di fragilità sono operazioni che in tempi ordinari aiutano a definire gli obiettivi successivi e a stabilire la rotta.

Il 2020 è stato però un anno eccezionale: la pandemia ha infatti avuto un impatto importante anche sulla nostra cooperativa. Lo sforzo compiuto è stato significativo, ed è doveroso guardare a noi, a ciò che si è fatto, analizzandone fasi e risultati. Ma ancora più importante è, e sarà, guardare al contesto che, proprio in conseguenza della pandemia, si sta delineando e che potrà richiederci di perseguire gli obiettivi sociali statutari in modi nuovi.

Sin dall’esordio dell’emergenza, i servizi amministrativi e i settori GDPR e CKube alle pubbliche amministrazioni sono stati riorganizzati in modo che, già dai primi giorni di marzo, il 100% dell’operatività fosse realizzato in smart working e che lo stabile di Ceto fosse chiuso. Sono state forzatamente sospese tutte le attività programmate di formazione al personale delle pubbliche amministrazioni, che sono riprese parzialmente (solo in videoconferenza) in autunno, ossia quando anche l’organizzazione del lavoro in smart working risultava assestato anche per la nostra clientela. L’operatività del settore GIS, non trasferibile in smart working, è stata invece forzatamente sospesa per circa due mesi, per riprendere dal 19 maggio; alla ripresa, per diversi mesi il necessario dialogo operativo con la committenza risultava ancora rallentato e complicato. Il settore CUP sanitario, economicamente più rilevante e per sua natura non trasferibile in smart working, ha subito una forte contrazione dell’operatività nel periodo iniziale dell’emergenza (trimestre marzo-maggio) dovuta alla fortissima riduzione delle prestazioni sanitarie non legate al COVID-19 da parte della committenza, seguito da un importante rimbalzo nei mesi successivi, con richieste operative superiori all’ordinario, legate all’eccezionale attività di riprogrammazione dell’operatività sanitaria e a importanti cambiamenti nell’organizzazione dei servizi sanitari, conseguenti all’introduzione di nuovi protocolli di sicurezza o di nuove azioni particolari (es.: la prenotazione dei prelievi ematici, la prenotazione delle vaccinazioni antinfluenzali “ordinarie” in autunno).

La gestione della cooperativa ha richiesto quindi notevole reattività. In particolare, il trasferimento in smart working di gran parte delle attività ha richiesto un rapido adeguamento dei sistemi informativi: allestimento e configurazione delle piattaforme telematiche in cloud; approvvigionamento, configurazione e distribuzione di dispositivi; formazione interna del personale. La progressiva ripresa delle attività in presenza nella sede di Ceto e la riapertura al pubblico del punto prenotazioni di Breno hanno richiesto significativi interventi di adeguamento ai protocolli COVID-19. Le nuove modalità operative dei servizi CUP hanno richiesto il rapido sviluppo interno di soluzioni software ad-hoc (es.: applicazione web per la prenotazione online di prelievi ematici), la definizione di procedure operative diverse, il reclutamento e la formazione di nuovo personale (in gran parte appartenente alle categorie di svantaggio Art. 4 L. 381/1991).

I dati del 2020 mostrano che, a fronte di una riduzione del 5,2% dei ricavi per vendite rispetto al dato dell’anno precedente (da 1.430.870 a 1.356.763 euro), i costi esterni (materie prime e merci, servizi, noleggi e affitti, oneri di gestione) sono stati ridotti in misura proporzionalmente molto maggiore (da 302.070 a 282.187 euro, con riduzione percentuale del 6,6%) rispetto alla voce preponderante dei costi per il personale (da 1.074.615 a 1.040.116 euro, con riduzione percentuale del 3,2%).

Data la missione sociale della cooperativa, il fatto che i costi del personale siano stati ridotti proporzionalmente in misura decisamente minore rispetto ai costi esterni, in un contesto generale difficile e garantendo la tenuta economica e la solidità finanziaria, è da leggersi positivamente. Il dato del costo del personale è infatti l’indicatore forse più significativo dell’efficacia dell’azione condotta a vantaggio della comunità territoriale nella creazione di lavoro.

L’emergenza sanitaria ha infatti reso comunque necessari spese e investimenti aggiuntivi (adeguamento degli spazi di lavoro, maggiori spese per igienizzazioni e pulizie, acquisti di dispositivi messi a disposizione del personale in smart-working, spese sanitarie). La riduzione dei costi per il personale è imputabile in larga misura alla riduzione dell’operatività e a un impiego, limitato, degli ammortizzatori sociali nei mesi iniziali della pandemia, caratterizzati dal primo “lockdown duro”.

Va evidenziato che, pur nel contesto difficile, ma forse anche proprio grazie allo sforzo nella ridefinizione e riorganizzazione emergenziale dei processi, è comunque stato possibile incrementare il numero di lavoratori appartenenti alle categorie di svantaggio.

Le acquisizioni di commesse e contratti fanno prevedere che nel 2021 il dato dei ricavi possa ritornare ad un livello simile a quello del 2018-2019, seppur con una dinamica dei costi di personale prevista tendenzialmente in crescita. Tuttavia, la prospettiva per il 2021, e più ancora per gli anni a venire, è caratterizzata ancora da un certo grado di incertezza, determinata, più che dall’emergenza sanitaria in sé, dalle trasformazioni che essa sta determinando nel mercato di riferimento della cooperativa, destinato probabilmente a privilegiare i “big player”.

Voglio concludere dando atto dello sforzo dimostrato dalle donne e dagli uomini della cooperativa e ringraziarli: da coloro che in breve tempo si sono adattati efficacemente al lavoro telematico aumentando addirittura il proprio impegno, a coloro che, operando in modalità non trasferibili in smart-working, sono stati costretti forzatamente a sospendere temporaneamente l’attività con il ricorso agli ammortizzatori sociali, a coloro che hanno contribuito in modo rapido e decisivo alla ridefinizione dei processi, dei protocolli di sicurezza e dei sistemi informativi, migliorando l’organizzazione anche per il futuro. Ma, soprattutto, vanno riconosciuti il senso di responsabilità e la dedizione mostrata dagli operatori CUP, chiamati ad operare nel difficile contesto ospedaliero durante i mesi più bui e rischiosi della pandemia.

Auguro a tutti buona lettura.

Il Presidente
Marco Ghirardelli